{"id":719,"date":"2012-05-14T20:53:18","date_gmt":"2012-05-14T21:53:18","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=719"},"modified":"2018-03-18T18:42:32","modified_gmt":"2018-03-18T17:42:32","slug":"e-se-tornassimo-a-parlare-di-pedagogia-quella-vera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/wpt.adolfotomasini.ch\/?p=719","title":{"rendered":"E se tornassimo a parlare di pedagogia, quella vera?"},"content":{"rendered":"<p>La nostra (ormai decrepita) Legge della scuola stabilisce che \u00abL\u2019istituto \u00e8 l\u2019unit\u00e0 scolastica in cui si organizzano la vita e il lavoro della comunit\u00e0 degli allievi e dei docenti, con il concorso di altri agenti educativi, segnatamente dei genitori, al fine di conseguire gli obiettivi specifici del proprio ordine o grado\u00bb. Tra le tante tortuosit\u00e0 che costellano i novantanove articoli &#8211; naturalmente senza contare tutti i testi legislativi che discendono dalla Magna Charta &#8211; s\u2019incontrano anche le norme sulla gestione di ogni singolo istituto, che sono una caterva: sotto le autorit\u00e0 scolastiche &#8211; dal Consiglio di Stato gi\u00f9 gi\u00f9 fino agli \u00abOrgani di promovimento, di coordinamento, di vigilanza e di organizzazione amministrativa\u00bb &#8211; si citano, nell\u2019ordine, la direzione, il collegio dei docenti, l\u2019assemblea degli allievi, l\u2019assemblea dei genitori e il consiglio d\u2019istituto. Non si pu\u00f2 poi scordare che \u00abAllo scopo di integrare la propria funzione educativa, la scuola si vale della collaborazione del mondo della cultura, dell\u2019informazione e dell\u2019economia\u00bb. Il men che si possa dire \u00e8 che l\u2019intricata rete di poteri, effettivi o supposti, fa s\u00ec che alla fine ognuno si arrangia come pu\u00f2; nel frattempo tutti, ma proprio tutti, possono dire la loro o spararla grossa, col risultato che non si capisce pi\u00f9 niente e tutto resta sempre pi\u00f9 o meno com\u2019\u00e8.<br \/>\nDa un po\u2019 di tempo in qua si sprecano le soluzioni magiche per risolvere i gravi problemi in cui si dibatte la scuola, con particolare attenzione a quella dell\u2019obbligo, vale a dire quella scuola che ogni allievo deve frequentare tra i sei e i quindici anni di et\u00e0. La precisazione sulla perentoriet\u00e0 della frequenza non \u00e8 questione di poco conto, dato che rappresenta una precisa scelta dello Stato, che vuole istruire ed educare i suoi cittadini, indipendentemente dal sesso, dal ceto, dalla razza, dalla religione, dalla nazionalit\u00e0 o dall\u2019ideologia. Naturalmente non \u00e8 sempre stato cos\u00ec; quando nacque la scuola pubblica e obbligatoria i problemi erano ben altri. Si pensi che la prima Legge della scuola ticinese, del 1804 e fatta di soli quattro articoli, decretava che \u00abIn ogni Comune vi sar\u00e0 una scuola, ove s\u2019insegner\u00e0 almeno leggere, e scrivere, ed i principj di aritmetica\u00bb. Si noti l\u2019avverbio, che introduce gli assi portanti della scuola. Ma il Gran Consiglio dell\u2019epoca aveva da sciogliere un nodo mica da poco: \u00abTutti i Padri di famiglia, Tutori, e Curatori sono obbligati mandare i loro figlj, e minorenni alla scuola\u00bb, con multe fino a dieci franchi per i renitenti all\u2019istruzione dei pargoli, da versare \u00abnella cassa de\u2019 poveri del luogo, ove esiste la Scuola\u00bb. A oltre duecento anni da quelle prime norme fondatrici dell\u2019Istituzione scolastica, non ci si scandalizza nemmeno pi\u00f9 se quasi la met\u00e0 degli allievi esce dalla scuola media con licenze da far piangere e se una porzione significativa degli altri non ce la fa a superare il primo biennio del medio superiore. Eppure i costi non sono proprio bruscolini. Pi\u00f9 volte ho sostenuto, in questa rubrica, che la pedagogia non la studia quasi pi\u00f9 nessuno e che \u00e8 diventata sempre pi\u00f9 ignota anche a molti professionisti della scuola. Invece sarebbe tempo di tornare a riflettere sulle modalit\u00e0, i metodi, le strutture e gli strumenti per raggiungere quel magnifico obiettivo che \u00e8 l\u2019educazione e l\u2019istruzione del maggior numero possibile di futuri cittadini, mirando a risultati elevati per tutti. Si potr\u00e0 continuare a lungo, soprattutto nei luoghi della politica, del DECS e della formazione degli insegnanti, a discutere di specializzazioni didattiche, di numero di allievi per classe, di educazioni specifiche (sessuale, religiosa, ambientale, emotiva, civica e chi pi\u00f9 ne ha pi\u00f9 ne metta), senza dimenticare mense e trasporti. Ma senza una fondamentale premessa comune che stabilisca quali sono le nostre scelte fondamentali non raggiungeremo lo straccio di un risultato: a quel punto tanto varrebbe riesumare la scuola del bel tempo che fu, cos\u00ec spesso citata a modello.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La nostra (ormai decrepita) Legge della scuola stabilisce che \u00abL\u2019istituto \u00e8 l\u2019unit\u00e0 scolastica in cui si organizzano la vita e il lavoro della comunit\u00e0 degli allievi e dei docenti, con il concorso di altri agenti educativi, segnatamente dei genitori, al fine di conseguire gli obiettivi specifici del proprio ordine o grado\u00bb. 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