{"id":1351,"date":"2015-01-10T17:57:36","date_gmt":"2015-01-10T16:57:36","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=1351"},"modified":"2018-03-18T18:38:37","modified_gmt":"2018-03-18T17:38:37","slug":"la-scuola-che-verra-i-conservatori-e-la-riscossa-dei-gattopardi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/wpt.adolfotomasini.ch\/?p=1351","title":{"rendered":"La scuola che verr\u00e0, i conservatori e la riscossa dei gattopardi"},"content":{"rendered":"<p><em>Propongo oggi un articolo che avevo pensato per la prima puntata del 2015 di \u00abFuori dall\u2019aula\u00bb. Poi, invece, mi sono accorto che la mia rubrica sul <\/em>Corriere del Ticino <em>sar\u00e0 in congedo ancora fino a febbraio: attendere ancora un mese mi avrebbe fatto correre il rischio di firmare un articolo sorpassato da altri interventi sostanziali. Cos\u00ec eccolo qua, col suo solito taglio e il suo tradizionale metraggio.<\/em><\/p>\n<hr \/>\n<p>\u00abLa scuola che verr\u00e0\u00bb. Detto cos\u00ec sembra il titolo di una canzonetta da notte di San Silvestro. Invece \u00e8 un ambizioso progetto del nostro Dipartimento dell\u2019educazione, una sorta di manifesto per la scuola dell\u2019obbligo del futuro prossimo. Ha scritto il ministro Bertoli nella prefazione: <em>\u00abCon questo progetto vogliamo migliorare il quadro entro cui avviene l\u2019apprendimento degli allievi, affinch\u00e9 tutti loro possano imparare meglio e costruire un sapere pi\u00f9 solido. \u00c8 quanto si attendono i genitori, \u00e8 l\u2019obiettivo professionale di tutti gli insegnanti e deve poter diventare il fine ultimo dell\u2019intera nostra comunit\u00e0, che nella formazione dei suoi giovani si gioca un bel pezzo del proprio futuro\u00bb.<\/em> Effettivamente le poco pi\u00f9 di 40 pagine del documento tratteggiano diversi cambiamenti sui quali gioverebbe aprire un dibattito schietto e rigoroso, senza le censure, i vincoli, le minacce e i pregiudizi che caratterizzano quasi sempre questi ammirevoli tentativi.<\/p>\n<p>Ma non sar\u00e0 cos\u00ec. Nei pochi giorni tra la presentazione del dossier e le vacanze natalizie si sono subito levate voci tra l\u2019allarmato e lo sdegnato. Il Movimento della scuola, ad esempio, si \u00e8 gi\u00e0 messo di traverso: <em>\u00abIn certe riforme troppi scienziati dell\u2019educazione\u00bb,<\/em> titolava questo giornale. E mentre il direttore del Corriere invitava alla prudenza, il mondo imprenditoriale liquidava la pendenza in poche righe: secondo Silvio Tarchini si tratta dell\u2019<em>\u00abennesimo abbassamento della selettivit\u00e0 della scuola. L\u2019abolizione dei livelli porter\u00e0 ad ulteriori difficolt\u00e0 nel momento del passaggio nel mondo del lavoro\u00bb;<\/em> gli ha fatto eco Fabio Regazzi: <em>\u00abRitengo fondamentale ristabilire la meritocrazia, cosa per\u00f2 difficilmente raggiungibile con la soppressione di valutazioni e licenze\u00bb.<\/em> Voil\u00e0, il dibattito \u00e8 servito. Tanti gattopardi, di sinistra e di destra, dentro la scuola o meno, sono ai blocchi di partenza. Gongolanti.<\/p>\n<p>Personalmente vedrei con piacere una discussione a tutto campo sulla scuola che verr\u00e0, o che ognuno vorrebbe che venisse. Non mi spaventano le griglie orarie flessibili, la generalizzazione di una pedagogia differenziata (ma non c\u2019era gi\u00e0?), o la collaborazione \u2013 tangibile! \u2013 tra docenti. Se c\u2019\u00e8 qualcosa che mi infastidisce, semmai, \u00e8 che il gruppo di lavoro che ha tratteggiato la scuola di dopodomani \u00e8 stato sin troppo prodigo di dettagli, o non ha saputo mollare del tutto il freno a mano. Qua e l\u00e0 si intuiscono soluzioni pr\u00eat-\u00e0-porter a problemi importanti e delicati, e questo non \u00e8 un bene. La visione dipartimentale \u00e8 ora in consultazione: chi volesse saperne di pi\u00f9 o dire cosa ne pensa non ha che da digitare <span style=\"color: #0000ff;\"><a style=\"color: #0000ff;\" href=\"http:\/\/www.lascuolacheverra.ch\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">www.lascuolacheverra.ch<\/a><\/span>.<\/p>\n<p>Certo che l\u2019entrata in campo non \u00e8 stata delle pi\u00f9 felici. Il Dipartimento che lancia un dibattito di tali dimensioni a pochi mesi dalle elezioni e in maniera del tutto inattesa \u2013 anche perch\u00e9 i pi\u00f9 manco sapevano che c\u2019era un gruppo di lavoro che sognava creando incubi \u2013 suscita qualche sospetto. Per il paese che vanta una delle prime facolt\u00e0 di scienze della comunicazione non \u00e8 un buon biglietto da visita. Detto questo \u00e8 giusto ricordare che la scuola che verr\u00e0 non \u00e8 degli insegnanti, dei partiti, degli psicologi o dei funzionari; e non \u00e8 nemmeno dei sindacati, delle associazioni magistrali e padronali, delle assemblee dei genitori. Non deve rispondere a interessi corporativi, finanziari, confessionali, ideologici, razziali o di genere. \u00abLa scuola che verr\u00e0\u00bb non \u00e8 una canzonetta, ma la scuola dello Stato. Cio\u00e8 di tutti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Propongo oggi un articolo che avevo pensato per la prima puntata del 2015 di \u00abFuori dall\u2019aula\u00bb. 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